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BLOG - La deontologia degli insegnanti di canto

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di Graziano D'Urso

 

 

Nel panorama delle professioni artistiche ed educative, poche figure sono tanto delicate e al contempo prive di tutele strutturate quanto l’insegnante di canto. La sua è una professione non ordinistica, come chiarito dalla Legge n. 4 del 2013: un mestiere privo di albo, senza un ordine professionale che ne sorvegli l’accesso o il comportamento. Una condizione che, in apparenza, può sembrare sinonimo di libertà, ma che troppo spesso si traduce in assenza di garanzie per l’allievo e assenza di riconoscimento per il docente.

Senza uno statuto pubblico, infatti, chiunque può definirsi "insegnante di canto". Non è richiesto alcun titolo specifico, né una competenza accertata: ciò espone il settore a derive dilettantesche, improvvisazioni didattiche e, talvolta, veri e propri danni agli allievi. Eppure, insegnare canto significa lavorare con la voce, un aspetto intimo e fisico dell’identità di una persona, legato al respiro, alla muscolatura, alla fonazione, alla risonanza. Non è un mestiere che può essere improvvisato, né dal punto di vista tecnico, né da quello etico.

In mancanza di una struttura ordinistica, la deontologia dell’insegnante di canto assume un ruolo ancora più centrale. Si tratta di un’etica personale e professionale che ogni docente dovrebbe coltivare con rigore, a partire da un principio mutuato dal mondo medico: primum non nocere. L’insegnante vocale è chiamato non solo a insegnare “bene”, ma soprattutto a non fare danni, né fisici né psicologici, a chi si affida a lui. Il gesto pedagogico è sempre anche un gesto umano, relazionale, trasformativo.

Per garantire tale livello di responsabilità, l’autotutela attraverso la formazione continua è l’unico vero presidio. Chi insegna canto seriamente deve cercare di completare il proprio profilo con competenze in ambito vocologico-artistico, anatomo-fisiologico, pedagogico e psicologico. Il semplice diploma di canto non basta. Occorre costruirsi come educatori della voce, consapevoli dei rischi, delle possibilità e del profondo impatto formativo di questa professione.

In questa direzione si muove anche il riconoscimento internazionale, come attesta la Raccomandazione UNESCO del 1966, che sottolinea l’importanza della competenza professionale, della qualità umana e del senso di responsabilità nei docenti di ogni ordine. L’insegnamento non è solo un mestiere, ma una funzione pubblica, anche quando esercitata in ambito privato. E questa funzione richiede, almeno idealmente, standard condivisi e codici etici riconosciuti.

Se in Italia per educatori e pedagogisti esistono associazioni professionali con codici deontologici, lo stesso potrebbe – e dovrebbe – avvenire per gli insegnanti di canto. Le associazioni di categoria potrebbero costituire un sistema autoregolato, fondato su requisiti di accesso rigorosi (come il Diploma Accademico AFAM, conoscenze metodologiche e vocologiche, formazione continua), certificazioni autorevoli (come quella in Vocologia Artistica), e un codice di condotta professionale. In questo modo, l’assenza di un ordine diventerebbe opportunità di eccellenza volontaria, non occasione per approssimazioni.

Un esempio concreto è l’associazione Voices – Voce nell’Arte APS, che ha dato vita al percorso VOICEtoTEACH®, destinato a coloro che vogliono strutturarsi seriamente come insegnanti della voce artistica. Una proposta che non si limita al tecnicismo, ma che vuole formare educatori completi, consapevoli della portata culturale, fisica ed esistenziale del loro insegnamento.

Il punto, dunque, non è tanto istituire un ordine quanto riconoscere che l’insegnamento del canto è un mestiere a fortissimo impatto umano. Esso implica una responsabilità che va ben oltre l’insegnamento di note, vocalizzi o stili: è educazione alla voce, e dunque alla persona. L’identità dell’insegnante di canto si costruisce quindi su competenze verificate, formazione continua, etica relazionale, rispetto per l’allievo e per il mestiere stesso. Solo così si può colmare quel vacuum normativo che ancora grava sulla professione, e che lascia troppi allievi in balia dell’arbitrio.

Vuoi approfondire questi temi e scoprire le proposte concrete per il riconoscimento professionale dell’insegnante di canto?
L’articolo è tratto da uno dei capitoli del libro La professionalità dell'insegnante di canto - Graziano D'UrsoDisponibile su www.grazianodurso.it e nelle principali piattaforme online. Una lettura essenziale per chi insegna, studia o vive di voce.

Se ti fossi perso l'articolo precedente clicca su BLOG - Insegnare canto non è un gioco: quando la formazione diventa una responsabilità.

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