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STORIE - I ruoli d'opera e i premi musicali

di Graziano D'Urso

 

 

Per molto tempo ho creduto che il possesso di una voce ben timbrata, estesa e musicalmente dotata potesse bastare. Avevo avuto la fortuna di studiare con maestri vocali validi, ma sotto il profilo musicale – lo studio vero e proprio dello spartito – ero carente. Lo capii dopo una serie di fallimenti, audizioni andate male, ruoli che non rendevo con la giusta precisione. Era un problema che allora non sapevo riconoscere, ma che col tempo divenne chiaro: mi mancava uno spartitista, un maestro collaboratore che fosse parte integrante del mio percorso. In altre parole, mi mancava la musica, quella vera, quella che si legge, si interiorizza, si restituisce fedelmente con intelligenza ritmica e cura melodica. Fino ad allora, avevo affrontato gran parte del repertorio “a orecchio”, come spesso si dice scherzosamente “da YouTube”, senza quella consapevolezza necessaria che distingue chi canta da chi interpreta.

La svolta avvenne nella primavera del 2018. In vista di un’esecuzione de Il Corsaro di Verdi a Piacenza, nel ruolo di Seid, la mia agenzia mi chiese di prepararmi con uno spartitista. Non ne conoscevo nemmeno uno, ma grazie a una collega ricevetti il contatto di Manuela Cigno. Da quel momento, nulla fu più come prima. Iniziammo a lavorare insieme su quello spartito e non ci fermammo più: ogni produzione successiva mi vide preparato da lei. La sua competenza, la sua precisione e la sua capacità di farmi crescere come artista furono determinanti. Il concerto andò bene, il direttore musicale fu entusiasta della mia preparazione e ciò segnò l’inizio di una collaborazione stabile con importanti realtà come Italian Opera Live e Taormina Opera Stars.

Quel periodo fu ricco di nuovi debutti e incontri significativi. Le audizioni con i teatri siciliani, i concerti in cui affrontavo i grandi ruoli del repertorio italiano mi permisero di affinare il mestiere, di costruire sul palcoscenico una presenza solida, sicura. La routine dell’Italian Opera Taormina fu per me una vera palestra, come ebbe a dirmi il collega Pedro Carrillo. Grazie a quell’intenso periodo di attività, entrai in contatto con artisti siciliani di valore e iniziai un dialogo musicale ricco, vario, stimolante, spesso in duo con la mezzosoprano Sabrina Messina, con la quale condivisi numerosi palchi.

Nel giugno 2018 fui semifinalista al Concorso Voci Verdiane di Busseto. Non arrivai in finale, ma per la prima volta mi sentii soddisfatto: avevo studiato con rigore, mi ero preparato con cura, e avevo dato tutto. Fu un momento importante, perché segnava un cambiamento profondo: non mi sentivo più improvvisatore, ma professionista. Quel senso di compiutezza trovò conferma pochi giorni dopo, quando vinsi il Primo Premio e la borsa di studio del Concorso Internazionale “Vincenzo Bellini”. Fui il primo uomo a ricevere quel riconoscimento. La sera della premiazione, mentre venivano letti i risultati al pubblico, ricordo il pianto sommesso di mia madre e della mia compagna, che capirono prima di me che avevo vinto. Quel momento fu carico di emozione, non solo per l’onore del premio, ma perché rappresentava il coronamento di una fatica silenziosa, spesso in salita. Per la prima volta sentii che avevo un’etichetta non solo professionale, ma sociale: ero riuscito a riscattare me stesso attraverso la musica.

I mesi successivi mi portarono sui palcoscenici più importanti della Sicilia e oltre. Debuttai all’Ex Convento del Ritiro a Siracusa, al Teatro Antico di Taormina – prima con Tosca nei ruoli di Angelotti e Carceriere, poi con La Traviata nel ruolo del Marchese d’Obigny – e mi esibii come vincitore del Premio Bellini in vari contesti prestigiosi. Fu anche il periodo della mia prima esperienza nel mondo del cinema, come figurante concertista nel film La Regola d’Oro, girato proprio al Teatro Antico. Iniziai il 2019 con nuovi concerti, una stagione ricca, debutti, ruoli, e soprattutto una prima volta al Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania, sullo stesso palcoscenico che avevo dovuto rinunciare a calcare anni prima come orchestrale. Ma stavolta vi salivo da solista.

Seguirono tournée internazionali in Svizzera, concerti in Russia, collaborazioni con agenzie estere. Il Festival Internazionale škin’-Opera, l’Aida in Germania nel ruolo di Amonasro, nuove produzioni in Sicilia e all’estero consolidarono il mio percorso. Ogni tappa aggiungeva qualcosa al mio bagaglio: fiducia, esperienza, respiro. Fu un tempo intenso ma necessario, perché a un certo punto non si cresce più solo con lo studio, ma con l’esercizio reale della professione.

Nel settembre 2019 ricevetti il Premio alla Sicilianità “Collina di Polifemo”, e poco dopo il diploma in canto lirico con il massimo dei voti. Il riconoscimento più inaspettato arrivò però il 9 dicembre 2019: il Premio “Domenico Danzuso” per la Musica, conferitomi honoris causa. Un riconoscimento che fino a poco tempo prima avrei ritenuto fuori portata, riservato ad altri, e che invece ora premiava un percorso fatto di studio serio, umile e appassionato. La motivazione parlava di voce possente, fraseggio accurato, forte presenza scenica. Ma io sapevo che quel risultato era figlio, innanzitutto, della preparazione musicale: quella che una volta mi mancava, e che oggi è diventata il fondamento di ogni mia interpretazione.

Col tempo ho compreso che non esistono scorciatoie. Il talento, per quanto raro e promettente, non basta se non è disciplinato dallo studio e guidato da mani esperte. Ammettere di avere una lacuna, di non essere completi, non è un segno di debolezza, ma di coraggio. E solo attraverso questo atto di onestà con se stessi si può veramente iniziare a crescere.

A chi oggi si affaccia al mondo del canto lirico, mi sento di dire che il successo non è mai improvviso, né gratuito. Arriva dopo cadute, correzioni, sacrifici. Ma ogni passo avanti, se mosso da consapevolezza e rigore, costruisce qualcosa che dura. La voce è uno strumento meraviglioso, ma è la musica – studiata, compresa, interiorizzata – che la rende nobile. E questo, forse, è il vero senso del nostro mestiere: non accontentarsi mai della superficie, ma cercare sempre la verità più profonda di ogni nota e di ogni parola.

Questo articolo è tratto da "Memorie di un cantante. Approccio all'opera lirica". Se vuoi conoscere altri aneddoti e trarre altri insegnamenti da questo percorso musicale e professionale scopri il libro sui principali store online e sul sito dell'editore Lulu Inc.

Se ti fossi perso l'articolo precedente clicca su STORIE - I primi ingaggi nell'opera


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